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Calore

Più della metà del territorio altoatesino è ricoperta da boschi. Da 30 anni questa risorsa rinnovabile viene utilizzata per la produzione di calore ed energia elettrica. Con i suoi 79 impianti, l'Alto Adige vanta la più alta concentrazione di centrali di teleriscaldamento a biomassa di tutta Italia. La biomassa utilizzata nelle centrali termiche altoatesine proviene prevalentemente dalla nostra regione. Molti impianti nelle zone rurali utilizzano addirittura esclusivamente legno locale. Meno del 20% del combustibile viene importato dai paesi confinanti o dal Trentino.

In questo modo si creano circoli economici locali: proprietari di boschi, agricoltori e segherie forniscono cippato e legname tondo e nei loro comuni di origine il calore “verde” scorre poi verso le famiglie e le aziende.  Benessere comune e partecipazione democratica: la maggior parte degli impianti alimentati a biomassa in Alto Adige è costituita da cooperativeoppure aziende municipalizzate. Numerose clienti delle cooperative sono quindi comproprietari della “loro” centrale di teleriscaldamento. Il teleriscaldamento prodotto con biomassa sostituisce le stufe a legna e i sistemi di riscaldamento a gasolio e a gas, riducendo le emissioni inquinanti, soprattutto nei mesi invernali. Gli impianti di filtraggio impediscono l'emissione delle polveri sottili prodotte dalla combustione e l'aria che respiriamo rimane pulita.

Facciate antiestetiche, goffi edifici in cemento? No, grazie! Le centrali di teleriscaldamento a biomassa non sono grigie fabbriche di energia. Molti impianti in Alto Adige si integrano perfettamente nel paesaggio alpino e sono punti di riferimento architettonici nella loro regione.

Il teleriscaldamento a biomassa è resistente alle crisi: il legname locale e i trucioli di legno, a differenza del petrolio e del gas naturale, non vengono negoziati sulle borse energetiche europee. Mentre i due combustibili fossili più importanti sono diventati notevolmente più costosi nel commercio internazionale nell'estate del 2022, dopo l'inizio della guerra di aggressione russa contro l'Ucraina, i prezzi di acquisto locali dei trucioli di legno o del legname sono rimasti pressoché invariati in questo periodo.

Il legno bruciato nelle centrali di teleriscaldamento percorre in media una distanza pari a quella tra Bolzano e Merano dai depositi dei venditori alle caldaie. Anche gli addetti delle centrali di teleriscaldamento sono disponibili direttamente in loco e non lavorano in call center anonimi. Un altro vantaggio: chi sceglie il teleriscaldamento risparmia sui costi di manutenzione e riparazione e lo scambiatore di calore occupa meno spazio in cantina rispetto a un impianto di riscaldamento.

Al passo con i tempi: le nostre centrali di teleriscaldamento puntano su processi tecnici innovativi. In questo modo è possibile potenziare e ottimizzare gli impianti sostituendo le caldaie e installando sistemi di monitoraggio. L'aumento di efficienza così ottenuto e la densificazione delle reti di distribuzione esistenti sono indispensabili per garantire il futuro del calore “verde”.

In Italia esistono 434 reti di teleriscaldamento che usano principalmente combustibili fossili. In Alto Adige ci sono 79 centrali termiche, 65 impianti locali bruciano quasi esclusivamente cippato, proveniente per l'87% dalla lavorazione del legno o dalla silvicoltura in Alto Adige. 23.000 famiglie e aziende in tutte le parti della regione si sono allacciate alla rete. Ciò significa che nella nostra provincia circa 100.000 persone, ovvero un quinto della popolazione, usufruiscono del teleriscaldamento. È un dato positivo, ma non ancora sufficiente. A titolo di confronto: in Finlandia il teleriscaldamento copre oggi il 45% della domanda nazionale di calore, mentre in Danimarca la percentuale sale addirittura al 66%.




 
 
 
 
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