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Stallo anziché sviluppo

In un comunicato pubblicato il 6 ottobre, la Federazione Pesca Alto Adige constaterebbe una “folle corsa alla costruzione di centrali idroelettriche”, in seguito a cui gli interessi dei gestori degli impianti altoatesini “verrebbero ulteriormente favoriti, ponendo in secondo piano la tutela delle acque, nonostante la normativa nazionale ed europea, come la direttiva quadro”. A tale proposito, SEV rileva che è impossibile parlare di una “corsa continua alla costruzione”, mentre è vero esattamente il contrario. “Da lungo tempo non vengono rilasciate nuove concessioni per centrali idroelettriche e, pertanto, lo sviluppo di nuovi impianti in Alto Adige, anche a causa dell’inattività dei responsabili politici, sta vivendo una fase di stallo”, ha affermato il direttore di SEV, Rudi Rienzner. I numeri parlano da sé: in base ai dati forniti dall’Ufficio elettrificazione, a dicembre 2015, erano operative complessivamente 1005 centrali idroelettriche, mentre lo stesso dato, nel 2013, si attestava a 996 unità, come emerge da un progetto del Tavolo di esperti sull’energia. “Le concessioni, per questo esiguo numero di nuove centrali, erano state rilasciate già molti anni prima, ma sono state utilizzate solo recentemente, con un notevole ritardo”, ha proseguito Rienzner.

Ovviamente, SEV supporta qualunque iniziativa volta alla tutela ambientale, a patto che sia proporzionata agli altri interessi
fondamentali. La sua posizione è già stata chiarita a giugno del 2015, con un documento di sintesi volto alla definizione di determinati tratti d’acqua particolarmente sensibili. All’interno di questa dettagliata relazione, SEV caldeggia un trattamento equivalente degli aspetti ecologici, economici e sociali.

A livello di energia idroelettrica, in alcuni casi, protezione dell’ambiente locale, tutela climatica globale e salvaguardia
dell’iniziativa economica privata si contrappongono in modo concorrenziale. Nella ponderazione di tali interessi, in base alla posizione difesa da SEV, il favoritismo unilaterale della tutela ambientale non è proficuo. Per questo, l’Unione si pronuncia contro una più ampia designazione delle zone di divieto generali, in cui l’utilizzo idroelettrico delle acque sia precluso a priori. L’interdizione dovrebbe essere circoscritta, piuttosto, ad aree selezionate, in cui andrebbe applicata in maniera coerente e generalizzata.

SEV propone in alternativa, parallelamente alla designazione, la rilevazione sistematica del potenziale idroelettrico delle
acque da porre sotto tutela. La combinazione dei corsi d’acqua da salvaguardare con l’analisi del potenziale consentirebbe a cittadini e imprese di presentare una domanda di utilizzo delle acque a scopo idroelettrico. Attraverso un
procedimento amministrativo in materia di risorse idriche, sarebbe così possibile prendere decisioni concrete e fondate, valutando caso per caso, anziché introdurre divieti generalizzati.





 
 
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