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Muri? No, grazie!

Martedì 2 maggio, a Meisenheim (Germania), è stata costituita la Transatlantic Energy Cooperative Alliance (TECA): questa nuova unione di cooperative energetiche provenienti da UE e USA è stata promossa da Rappahannock Electric Cooperative (REC), che nello Stato federato della Virginia fornisce energia a 161.000 clienti, insieme a Unione Energia Alto Adige. “Solo chi getta lo sguardo oltre i propri confini, può imparare qualcosa di nuovo e mantenere una visione lungimirante del futuro. Nonostante il cooperativismo storicamente abbia avuto uno sviluppo differente sulle due
sponde dell’Atlantico, possiamo apprendere molto gli uni dagli altri e supportarci reciprocamente,” ha dichiarato il direttore di SEV Rudi Rienzner, che a Meisenheim ha sottoscritto l’atto costitutivo insieme a Kent Farmer (CEO di REC). TECA si posiziona consapevolmente in contrasto con la tendenza attuale di chiusura ed esclusione. “Non vogliamo costruire muri”, ha spiegato Rudi Rienzner, “ma promuovere la collaborazione: è questo il tratto distintivo del modello cooperativo”.

Nei prossimi anni, TECA dovrà svilupparsi sino a diventare un’ampia piattaforma per lo scambio di esperienze transatlantiche: in tal senso, in Europa e negli USA, dovranno essere create le condizioni per agevolare l’attività delle cooperative energetiche. Sarà inoltre possibile la creazione di una struttura di servizi, attiva in entrambi i continenti.

Già nell’aprile del 2016, i rappresentanti delle cooperative di Europa e USA si erano dati appuntamento a una conferenza energetica a Washington (DC) e, quindi, al secondo US-EU Cooperatives Exchange a Fredericksburg (Virginia, USA). In
entrambe le occasioni, SEV era presente con il suo direttore Rudi Rienzner. Durante i convegni, gli esponenti del cooperativismo americano ed europeo avevano espresso il grande desiderio d’intensificare la collaborazione transatlantica:
i rappresentanti del Vecchio Continente erano rimasti favorevolmente impressionati dall’importanza attribuita alle aziende energetiche cooperative negli USA, rilevando la presenza dell’agenzia di servizi finanziari CFC (National Rural Utilities
Cooperative Finance Corporation), che dal 1969 opera attivamente sul mercato dei capitali a beneficio delle società aderenti. Sul versante opposto, gli americani avevano espresso ammirazione per il know-how tecnico sviluppato in Europa.

È curioso notare che, tra la storia energetica degli USA e quella altoatesina, si possono rilevare alcune singolari analogie. Tra il Brennero e Salorno, negli anni Venti del secolo scorso, sorsero le prime cooperative energetiche: esempi quali Prato
allo Stelvio e Funes ci dimostrano che, all’epoca, agricoltori, artigiani, imprenditori e albergatori si garantivano autonomamente l’approvvigionamento energetico nelle loro valli. Negli USA, un decennio più tardi, la situazione era simile, anche se sotto auspici diversi. Nel 1934, meno dell’undici percento di tutte le fattorie statunitensi era dotato di energia elettrica. In pieno New Deal, il governo in carica nel 1935 diede, pertanto, vita all’agenza federale Rural Electrification Administration (REA), il cui compito era quello di fornire l’elettricità alle aree agricole, proprio secondo il motto di Raiffeisen
dell’“aiuto all’autoaiuto”. Lo Stato rinunciò così alla costituzione di un gruppo gestito centralmente, puntando su uno sviluppo regionale. In linea con la legge del 1936 (Rural Electrification Act), REA concesse crediti agevolati che consentirono la nascita di numerose centrali elettriche e società cooperative, cosicché nel 1942 già il 50 percento degli agricoltori era
allacciato alla corrente elettrica. Oggi aderiscono alla federazione statunitense America’s Cooperative Electric Utilities ben 900 cooperative, al servizio di 42 milioni di clienti.








 
 
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