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“Grande preoccupazione”

La Federazione Energia Alto Adige, insieme ad altre organizzazioni ombrello, si oppone al nuovo decreto ministeriale sulle fonti di energia rinnovabile (DM FER). Tale provvedimento, elaborato dal Ministero dell’Economia e attualmente disponibile in bozza, riduce sensibilmente gli incentivi per gli impianti con una potenza nominale inferiore a un Megawatt. In una nota congiunta, inviata tra gli altri al capo di Stato Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, a quello dell’Economia Giovanni Tria e ai vice presidenti del Consiglio, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ASSOIDROELETTRICA, ANBI, FEDERBIM, F.IN.CO e SEV esprimono “grande preoccupazione”. Se il decreto dovesse entrare in vigore nella versione attuale, indebolirebbe soprattutto il settore dell’energia idroelettrica locale, uno dei più importanti a livello nazionale e un ambito chiave che contribuisce a rafforzare l’economia delle aree montane. 

Le linee guida per gli incentivi contenute nel decreto interessano, in Alto Adige, le piccole e medie centrali idroelettriche, ovvero la maggioranza degli impianti energetici operanti nella nostra provincia. Fino ad ora, a quelli con una potenza nominale inferiore a 250 Kilowatt era garantito l’accesso diretto agli incentivi per nuove costruzioni, ampliamenti e interventi di ristrutturazione, di cui numerosi gestori si sono avvalsi attraverso una procedura semplificata. Nel 2016, 823 delle 1008 centrali idroelettriche altoatesine dichiaravano una potenza nominale inferiore a 220 Kilowatt. 

In base al testo attuale, in futuro, questi impianti dovranno iscriversi in apposite graduatorie e concorrere con i competitor operanti sull’intero territorio nazionale per gli incentivi disponibili in misura limitata. Determinante per l’aggiudicazione sarà, ad esempio, la realizzazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche o la riduzione dei prezzi base. “Questo iter escluderà dagli incentivi numerose aziende altoatesine, anche se in passato hanno lavorato bene, senza contare che gli oneri burocratici sono eccessivi per le centrali di dimensioni minori”, ha affermato Rudi Rienzner, direttore di SEV. I cinque firmatari della nota richiedono ora un incontro con i responsabili politici a Roma, in occasione del quale intendono presentare alcuni emendamenti che consentirebbero di continuare a investire, anche in futuro, nella realizzazione di impianti idroelettrici, in linea con quanto previsto dalla tutela paesaggistica.
 
 
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