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Acquisire influenza in Alto Adige, in Italia e in Europa

SEV dà voce gli interessi dei suoi soci, dando vita a una rappresentanza comune che produce ottimi risultati. Nella primavera del 2013, SEV ha presentato il proprio progetto di politica energetica (“La seconda via”), promuovendo la “cooperazione anziché lo scontro”. Un anno più tardi, la Giunta provinciale, così come auspicato da diversi anni da SEV, ha insediato un tavolo di discussione dedicato all’energia, a cui siedono i rappresentanti di SEV, confrontandosi da pari a pari con i responsabili decisionali del settore locale.

Naturalmente, SEV rappresenta anche le aziende di teleriscaldamento e aderisce alla FIPER (Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili), che vede Hanspeter Fuchs alla vicepresidenza. 
Una voce che viene ascoltata
 
EVME
GEODE
FIPER
RESCOOP 20-20-20
AEBIOM
 
 
Una voce competente, che viene ascoltata anche oltre i confini provinciali: dalla sua fondazione, SEV prende parte ai processi decisionali a livello europeo, anche come membro della Federazione europea delle medie imprese energetiche (EVME), fondata nel 2008. Nella primavera del 2014, l'amministratore delegato di SEV Rudi Rienzner, è stato nominato “mentore” del progetto europeo REScoop.eu (REScoop = Renewable Energy Sources COOPerative).

Dal 2012, REScoop.eu riunisce aziende, istituti di ricerca e associazioni: il progetto intende promuovere lo sfruttamento cooperativo delle fonti di energia rinnovabili e consentire uno scambio transfrontaliero del know-how. 

Nel maggio del 2017 è stata costituita la Transatlantic Energy Cooperative Alliance (TECA): questa nuova unione di cooperative energetiche provenienti da UE e USA è stata promossa da Rappahannock Electric Cooperative (REC), che nello Stato federato della Virginia fornisce energia a 161.000 clienti, insieme alla Federazione Energia Alto Adige.  

Nei prossimi anni, TECA dovrà svilupparsi sino a diventare un’ampia piattaforma per lo scambio di esperienze transatlantiche: in tal senso, in Europa e negli USA, dovranno essere create le condizioni per agevolare l’attività delle cooperative energetiche.  

È curioso notare che, tra la storia energetica degli USA e quella altoatesina, si possono rilevare alcune singolari analogie. Tra il Brennero e Salorno, negli anni Venti del secolo scorso, sorsero le prime cooperative energetiche: esempi quali Prato allo Stelvio e Funes ci dimostrano che, all’epoca, agricoltori, artigiani, imprenditori e albergatori si garantivano autonomamente l’approvvigionamento energetico nelle loro valli. Negli USA, un decennio più tardi, la situazione era simile, anche se sotto auspici diversi. Nel 1934, meno dell’undici percento di tutte le fattorie statunitensi era dotato di energia elettrica. In pieno New Deal, il governo in carica nel 1935 diede, pertanto, vita all’agenza federale Rural Electrification Administration (REA), il cui compito era quello di fornire l’elettricità alle aree agricole, proprio secondo il motto di Raiffeisen dell’“aiuto all’autoaiuto”. 

Lo Stato rinunciò così alla costituzione di un gruppo gestito centralmente, puntando su uno sviluppo regionale. In linea con la legge del 1936 (Rural Electrification Act), REA concesse crediti agevolati che consentirono la nascita di numerose centrali elettriche e società cooperative, cosicché nel 1942 già il 50 percento degli agricoltori era allacciato alla corrente elettrica. Oggi aderiscono alla federazione statunitense America’s Cooperative Electric Utilities ben 900 cooperative, al servizio di 42 milioni di clienti.

 
 
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