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Calore

Sono sempre più numerose le famiglie allacciate a una centrale di teleriscaldamento, e non a caso. Tutto sommato, il 44 percento del territorio provinciale è costituito da aree boschive, da vent’anni intensamente sfruttate per la fornitura di biomassa. Nel 1994, a Rasun Anterselva, è stata messa in esercizio la prima centrale di teleriscaldamento a biomassa. Da allora, quest’esempio è stato seguito in tutta la provincia che oggi, con 72 impianti, è la regione con la più alta densità di centrali di teleriscaldamento in Europa.

Nel 2012, il teleriscaldamento serviva 15.000 edifici attraverso una rete di oltre 788 kilometri, fornendo 750 milioni
di kilowattora di energia termica e 60 milioni kilowattora di energia elettrica, facendo così risparmiare ogni anno 86 milioni di litri di gasolio. Queste centrali non solo danno un contributo alla tutela ambientale, ma riducono anche i costi energetici degli utenti: il gasolio costa all’incirca il 20-30 percento in più del teleriscaldamento.

Anche per questo, le centrali di teleriscaldamento sono un importante fattore economico, che ha contribuito alla creazione di numerosi posti di lavoro. Inoltre, queste aziende alimentate con fonti rinnovabili sono elementi centrali di un mix tecnologico gestito in maniera decentralizzata e perfettamente adeguato alle esigenze locali. In altre parole, un management legato al territorio fornisce ai consumatori energia prodotta in loco con una risorsa locale, il legno.

Gli studi scientifici confermano questa situazione: nel 2011, l’istituto di ricerca EURAC ha constatato che, a fronte
di ogni euro speso per il teleriscaldamento, 70 centesimi rimangono in Alto Adige, contro i 22 degli impianti convenzionali. Le centrali di riscaldamento gestite a livello decentralizzato sono l’elemento fondamentale di un’economia competitiva a impatto zero sull’ambiente, in conformità con le linee guida in materia di politica energetica di SEV.




 
 
 
 
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